21 febbraio 2008

LE E.B.E. DI PHILIP CORSO

La recente pubblicazione del volume di Philip Corso "L'alba di una nuova Era" ripropone il problema delle sconcertanti rivelazioni del colonnello statunitense. Uscito postumo e in seguito ad una lunga polemica che in ogni caso tradisce tutto il fin troppo evidente tentativo di strumentalizzazione della figura dell'ex militare americano in USA come altrove, questo suo secondo libro sviluppa alcuni degli aspetti e dei concetti contenuti nel precedente "Il giorno dopo Roswell", occupandosi fra l'altro del problema delle Entità Biologiche Extraterrestri (EBE).Com'è noto, Corso afferma (e non è il solo) che gli esseri alieni che pilotano gli UFO sono in realtà solo degli organismi biologici artificiali "prodotti in serie" per clonazione in laboratorio da ignoti creatori che preferiscono utilizzare tali EBE invece di esporsi direttamente in operazioni di controllo e monitoraggio del nostro mondo.Si tratta insomma di "vuoti a perdere" che, in caso di incidente, nessuno piangerà perché non saranno in effetti mai morti in quanto mai nati; esseri in tutto e per tutto programmati biologicamente per le funzioni per cui sono stati creati, ivi inclusa quella di comunicare.Se non fosse stato verificato il suo curriculum militare e di intelligence, indubbiamente, si farebbe fatica a questo punto ad accettare non tanto l'idea che Corso abbia avuto accesso a tutta la documentazione segreta sul "crash" di Roswell, reperti e corpi degli occupanti compresi, quanto l'affermazione secondo cui egli si sarebbe perfino trovato di fronte e "dialogato" con una di queste EBE durante un vero e proprio "incontro ravvicinato del terzo tipo" sui generis.Fatto è che un Corso lo si può accettare "in toto", sostenendone la totale buona fede, ovvero in parte, ritenendo che, da uomo di intelligence, egli abbia detto solo cose che poteva e/o doveva dire in base a direttive comunque atte a rilasciare informazioni parzialmente vere con altre parzialmente false allo scopo di confondere le acque e depistare la ricerca della verità.Evidentemente ognuno può credere cosa vuole e ulteriori polemiche al riguardo sarebbero sterili.Chi, come noi, ha conosciuto Corso sarebbe tentato di optare per la prima ipotesi sul piano personale, ma va da sé che le sensazioni individuali non sono e non possono valere come prove. Pertanto la questione è e resta aperta.Quello che però vale la pena di approfondire è un'altra cosa. Corso - lo si ricordi - non ha mai parlato prima della morte del Generale Trudeau, il suo diretto superiore alla cui richiesta di silenzio si riteneva vincolato, e il suo nome è stato ignoto a tutti fino alla prima metà degli anno Novanta. Né - impegnato come effettivamente era ed è stato professionalmente in altre incombenze - risulta che si sia mai particolarmente interessato di ricercare o raccogliere rapporti di eventi ufologici, disponendo in effetti già di risposte definitive alla fonte. Meno che mai poi, dagli USA, di cercare "col lanternino" casistica ufologica estera.Orbene, cosa direste se vi dicessimo che le sue descrizioni delle EBE potrebbero essere totalmente confermate da un insospettabile e poco noto IR3 avvenuto in un altro paese e di cui in USA nessuno sapeva assolutamente nulla?Facciamo un passo indietro.Come abbiamo già scritto in un articolo del Settembre-Ottobre 2000, nella notte del primo sabato di luglio del 1968 il rappresentante industriale Walter Marino Rizzi, di Bolzano, percorreva a bordo della propria auto il Passo Gardena, sulle Dolomiti, verso le 24.00.A causa dei banchi di nebbia che non consentivano una adeguata visibilità, il guidatore fermò l'autovettura in un piazzale deciso a sostarvi per il resto della notte. Addormentatosi, fu destato da un odore come di bruciato. Allarmatosi, e pensando che la propria "FIAT 600" stesse prendendo fuoco per un corto circuito, il Rizzi usci dall'auto per ispezionare il motore. Ma tutto era a posto. Fu a questo punto che sul lato opposto della strada, ad una distanza forse di 500 metri, scorse uno squarcio luminoso, simile alla terrazza illuminata di un albergo. Ma nella zona, a lui perfettamente nota, non ce n'erano. Decise allora di avvicinarsi, e fu così che scorse infine un enorme oggetto discoidale poggiato al suolo su tre sostegni, immersa in una specie di luce lattiginosa. Lo strano apparecchio era sormontato da una cupola e aveva un diametro non inferiore ai settanta metri. Ma cediamo la parola al testimone."Arrivato a cinquanta metri, notai che sul lato destro del disco c'era un robot cilindrico alto due metri e mezzo, con tre gambe e quattro braccia, che teneva la parte esterna dell'oggetto, e la faceva girare come se stesse riparando un guasto... Ora vedevo perfettamente: era di un alluminio chiaro, che a volte pareva quasi trasparente... la luce bianca terminava a circa cinquanta metri dal disco, come se fosse un muro... Arrivato ove iniziava il muro di quella strana luce, mi sentii di colpo bloccato, come se il mio corpo pesasse una tonnellata; ero incapace di muovermi e facevo molta fatica a respirare. Vi era dintorno un gran calore e un fortissimo odore di bruciato... La cupola vitrea sulla sommità del disco era particolarmente rilucente e vidi due esseri che guardavano giù...".A quel punto una sorta di botola si apri nella parte inferiore del "disco", sprigionando una densa luce viola ed arancione, da cui emerse una strana figura vestita di un casco trasparente e di una tuta aderente e argentea provvista di una cintura in corrispondenza della vita, che si fece incontro al testimone sfiorando il terreno. E cosi il Rizzi se lo trovò proprio di fronte. Ecco la sua descrizione:"Sembrava alto poco più di un metro e sessanta... e quando fu a poco più di un metro da me alzò la mano destra e mi guardò fisso negli occhi... aveva i capelli cortissimi, castano chiaro. I suoi occhi erano bellissimi, più grandi dei nostri, leggermente obliqui, come quelli di un gatto, con la parte bianca color nocciola, l'iride azzurro-verde e le pupille ovali, che si contraevano continuamente. Anche il naso, molto piccolo, ricordava quello dei felini. Le sue labbra erano sottilissime e quando sorrise vidi che aveva dei denti bianchi e regolari... La pelle era color verde oliva chiaro e levigata come una gomma... Quello che mi colpì maggiormente in lui erano le gambe e le braccia: i piedi sembravano degli zoccoli, mentre l'avambraccio era molto più lungo del normale; le mani, guantate, mi parevano sottili e lunghe... Di fronte all'essere - precisa Rizzi - mi sentivo ora libero e leggero come una piuma... Non trovo le parole adatte per descrivere lo stato d'animo che avevo, era una sensazione celestiale; volli abbracciarlo ma di colpo mi sentii di nuovo bloccato, e lui con il braccio mi fece cenno di non farlo. Volli allora chiedergli in italiano da dove venisse... Non ebbi neanche il tempo di formulare la domanda, che già nel mio cervello ebbi la risposta... Così si svolse tutta la nostra comunicazione: egli mi leggeva nel pensiero, dandomi all'istante la risposta...".Non entreremo più di tanto nella descrizione dell'esperienza di Rizzi per ragioni di spazio, ma vale la pena di ricordare come nel corso del "dialogo" l'entità dell'UFO gli abbia precisato una serie di peculiarità fisiche e metaboliche della propria specie: una pelle il cui color verde oliva era solo apparente, in quanto mero prodotto della ricezione dello spettro elettromagnetico terrestre; un organismo molto semplice, dato da un apparato digerente privo dei relativi annessi, ma nondimeno provvisto di cuore e polmoni piuttosto sviluppati; e assenza di caratteristiche sessuali, in quanto la riproduzione dell'essere non avrebbe implicato un accoppiamento.Tutte caratteristiche abbastanza comuni alle presunte creature dei vari pretesi "UFO-crashes", e indubbiamente più proprie di un "clone" che di un essere vivente propriamente detto.L'alieno di Rizzi, dunque, già 35 anni fa presentava tutte le caratteristiche che dovevano poi emergere dagli USA in relazione alle fantomatiche EBE.Può tutto questo essere puramente casuale? Ne dubitiamo fortemente.Il "caso Rizzi", ben poco conosciuto in Italia e più noto in Germania, non ci risulta essere mai stato ripreso da pubblicazioni USA (sebbene sia stato menzionato dalla "Flying Saucer Review" britannica). Di conseguenza è molto improbabile che Philip Corso ne sia venuto specificamente a conoscenza. Orbene, non c'è neanche bisogno di dire che la descrizione grafica fornita dall'altoatesino e dal colonnello americano coincidono quasi del tutto per quanto concerne sia l'anatomia dell'essere che la sua descrizione generale.A livello comparativo, la creatura extrasolare di Rizzi e la EBE incontrata da Corso sembrano infatti essere la stessa entità, cosi come identico appare il modo (telepatico) di comunicare con gli interlocutori umani.Walter Rizzi è morto nel 2002 continuando a giurare sulla veridicità del proprio "incontro ravvicinato del terzo tipo" e sopravvivendo dunque di qualche anno a Corso.Entrambi sembrerebbero essersi confrontati con la stessa, incredibile realtà.

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