13 dicembre 2007

IL FENOMENO ABDUCTION: PARERE DI UNO SPECIALISTA.

A Brief Review of Issues Relating to the Reality of the Abduction Phenomenon John Mack, M.D.

Summary:
Since the publication of the hardcover edition of "Abduction", questions have been raised about the reality of the alien abduction phenomenon. These questions relate to the nature of the physical evidence which accompanies the abduction reports; the clients' expectations and possible investigator influence; the reliability of memory; the degree to which hypnosis influences the accuracy of memory; and alternatives to the hypothesis that what the experiencers describe is what has occurred. These are questions that can only be answered fully by a great deal more research. This appendix has been added to begin a discussion of these questions… Full article: http://www.ufoevidence.org/documents/doc11.htm

Traduzione in Italiano - perdonate probabili errori, anche se penso di non aver travisato il significato essenziale del discorso.

PARTE I

"Una breve revisione sulle questioni concernenti la realtà del fenomeno abduction"
John Mack, M.D.

Sommario: Da quando "Abduction" è diventato un libro, sono state formulate delle domande sulla realtà del fenomeno dei rapimenti alieni (alien abduction). Queste domande riguardano la natura delle prove fisiche che accompagnano i resoconti dei rapimenti; le aspettative delle persone coinvolte e la possibile influenza da parte dell'investigatore; l'attendibilità della memoria; fino a che punto l'ipnosi può influenzare l'accuratezza della memoria; e le alternative all'ipotesi che ciò che i contattati descrivono sia ciò che è accaduto. Queste sono domande a cui si può rispondere in pieno solamente attraverso una ulteriore ricerca approfondita. Questa appendice è stata creata con lo scopo di dare inizio al dibattito di questi interrogativi...

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Testo pubblicato come Appendice A nella edizione riveduta tascabile di "Abduction"

Da quando "Abduction" è diventato un libro nell'aprile del 1994, ne è seguito un certo numero di domande sulla realtà del fenomeno dei rapimenti alieni e sulla base probatoria che dà credito ai resoconti dei contattati e di quanto loro accaduto.
Queste domande riguardano la natura delle prove fisiche che accompagnano i resoconti dei rapimenti; le aspettative delle persone coinvolte e la possibile influenza da parte dell'investigatore; l'attendibilità della memoria in riferimento alle esperienze in oggetto; fino a che grado l'ipnosi influenza l'accuratezza della memoria; e le alternative all'ipotesi che ciò che i contattati descrivono sia ciò che è accaduto, tenendo conto della ricostruzione ordinaria della memoria. Questo è un campo d'indagine totalmente nuovo, e a queste domande si può rispondere in pieno solamente attraverso un'ulteriore approfondita ricerca.

La presente appendice è stata creata con lo scopo di dare inizio al dibattito di questi interrogativi, soprattutto per evidenziare quegli aspetti del fenomeno abduction che dal mio punto di vista andrebbero considerati qualora le future indagini si rivelassero proficue.

- Il contesto ontologico

Prima di prendere efficamente in considerazione uno qualunque fra questi aspetti, è importante inserire il fenomeno abduction in un contesto ontologico. Giacché il "grado di realtà" di questo fenomeno, come per ogni altra materia, determinerà la pertinenza di ulteriori specifiche domande e critiche. Questo libro descrive una mappa clinica del territorio abduction, che, penso, indica che abbiamo a che fare con un fenomeno che può non essere originato nella nostra realtà fisica ma può introdursi in essa in modo variabile o manifestarsi in essa in una certa varietà di modi. Questo stesso concetto è in qualche modo rivoluzionario e allo stesso tempo difficile da comprendere sulla base della nostra secolare visione del mondo. Nondimeno, la mia esperienza con gli addotti mi spinge a questa conclusione.

In alcune esperienze di contatto, l'individuo risulta effettivamente scomparso, come riportato da testimoni. Ma altri episodi sembrano più simili ad esperienze di uscita dal corpo, o anche ad incontri con strane forme di luce, suoni, energie vibratorie o di altro tipo, in grado di creare forti sensazioni tattili ma senza il verificarsi di qualcosa che possa essere definito un rapimento (abduction) nel senso letterale del termine. Sembra che il fenomemo operi in modo sottile, elusivo, quasi "nascosto", come se vi operasse una qualche furba intelligenza. Eppure dopo cinque anni di impegno in questo campo, sono giunto al punto di vista che tale "sottigliezza" sia intrinseca al fenomeno, e che debba essere accolta se intendiamo penetrare il mistero del fenomeno abduction.
Per alcuni di coloro che mi criticano la possibilità che l'esperienza dell'abduction avvenga ma non del tutto all'interno della nostra realtà fisica né in qualunque altra realtà o dimensione a cui possiamo accedere tramite mezzi empirici, sarebbe una controsenso. Però altri si sono rivelati aperti alla possibilità che queste esperienze stiano accadendo, almeno in parte, in un'altra realtà. Scienziati come Fred Alan Wolf, Rudolph Schild, Jacques Vallee, Carl Brunstadt e Ronald Bryan stanno affrontando la possibilità che esistano universi paralleli o altre dimensioni della realtà da cui possono penetrare informazioni e materiale nel nostro mondo.
Ma se ci concediamo di valutare la possibilità che ci sono domini della realtà "che non si vedono" e che, nell'esplorare le esperienze di contatto abbiamo a che fare con un regno o con più regni in cui misure oggettive, dirette ed esterne non sono possibili, allora necessariamente ai fini della nostra conoscenza dobbiamo tener conto delle descrizioni delle esperienze. Perfino ricerche come quelle psichiatriche fatte dall'assistente sociale John Carpenter, i cui resoconti trattano esperienze di abduction simultanee dove le descrizioni corripondono nei minimi dettagli, dipendono dalla valutazione della esperienza soggettiva (Carpenter 1993).

Mi sembra che uno studio responsabile e comprensivo delle abduction richieda lo sviluppo e l'applicazione di una scienza delle esperienze soggettive, come quella descritta da Storolow (1992). Dato che i report personali sono le nostre fonti primarie di conoscenza delle abduction, dobbiamo essere rigorosi, in modo particolare, nel valutare la loro autenticità, l'intensità emotiva, la coerenza quando confrontati l'un l'altro, oltre che nel valutare la motivazione, lo scetticismo, le credenze, e la sincerità di chi scrive in merito alla propria esperienza, e mettere in relazione le esperienze di contatto con la storia della vita delle persone. Potrei far notare, tuttavia, che questo tipo di valutazione sui resoconti soggettivi, senza la convalida di evidenze fisiche, rappresenta l'informazione principale della psicologia e della psichiatria psicodinamica. Una corretta formulazione della psicodinamica spiega le memorie passate e i comportamenti attuali e predice i comportamenti futuri. Similmente, un'analisi adeguata dell'esperienza soggettiva dell'abduction dovrebbe essere corroborata da scoperte fisiche e fornire indicazioni in merito ad esse, oltre che predire gli eventi futuri.

- Il problema dell'evidenza fisica

Alcuni critici, specialmente colleghi professionisti nel campo scientifico e medico, e anche coloro che nel campo UFO cercano legittimità all'interno della scienza ufficiale, mi hanno biasimato per il fatto che in questo libro non mi occupo granché delle prove fisiche, che esistono decisamente sia per gli UFO che per le abduction. Questo è un campo affascinante e controverso, che invita ad ulteriori approfondimenti coloro che hanno i migliori requisiti per farlo. E' importante non dimenticare che ciascun aspetto della prova fisica - l'avvistamento dell'UFO, la terra bruciata che si lascia dietro, lo strano comportamento degli apparecchi elettronici in collegamento con le abduction, l'assenza degli addotti durante il rapimento, le gravidanze mancanti, gli impianti sottocutanei, i tagli sul corpo, i segni circolari a altre simili lesioni cutanee è, come detto precedentemente, sfuggente, elusivo, e difficile da comprovare. C'è una vasta letteratura a riguardo a disposizione del lettore che voglia approfondire l'argomento (Hopkins 1987; Pritchard 1992; Vallee 1988; Jacobs 1992; Fowler 1979; Neal 1992; Howe 1989). In questo libro ho scelto di enfatizzare il mio ruolo effettivo di psichiatra, vale a dire di mettere in evidenza il peso che hanno i report, valutati attentamente, e corroborati da prove fisiche quando possibile.
Dal mio punto di vista, la prova fisica è importante per confermare i resoconti degli addotti. Però al di fuori di questo contesto, il fenomeno fisico raramente è sufficientemente robusto da restare in piedi di proprio conto. Se, ad esempio, fossi in procinto di pubblicare le foto di alcune lesioni fisiche, anche di diversi rapiti, che fossero state riportate nella stessa notte durante una abduction (come successe una volta in Florida), dovrei, come medico, ascoltare le critiche legittime dei dermatologi e non potrei provare che queste lesioni sono direttamente connesse con le esperienze di abduction ed escludere altri fattori.

- Le aspettative del cliente e la possibile influenza dell'investigatore

Un'altra questione centrale nello studio delle esperienze di abduction riguarda la possibilità di suggerimenti o influenze da parte dell'investigatore. I critici hanno speculato sul fatto che coloro che vivono l'esperienza riferiscano dei resoconti di abduction in conformità alle mie aspettative o ad una mia influenza. Come psichiatra, sono ben consapevole di quanto i premurosi propositi del terapista siano decisivi nell'aiutare le persone a cambiare le proprie vite. Ho perciò cercato di essere estremamente scrupoloso nell'evitare di usare questo potere per ottenere materiale sulle abdution. Colleghi ed altri che hanno assistito alle mie sedute di regressione, o che le hanno trascritte, hanno verificato che non imprimo una direzione sui miei casi (Karen Speerstra, personal communication, 1994). In effetti, se cercassi di indirizzare coscientemente gli addotti, lo troverei particolarmente difficile, con l'ipnosi o meno; essi contraddirebbero subitaneamente un'asserzione erroneamente riflessa su di loro, e distinguerebbero in modo netto tra il materiale che proviene dalla propria esperienza e il materiale di cui hanno sentinto o letto che è incompatibile con la loro esperienza. Per di più, quello che i contattati mi rivelano, spesso mi sorprende e sconcerta. All'inizo di questo mio lavoro, i loro resoconti frantumarono qualsiasi aspettativa e continuano a sfidare il mio personale significato della realtà. Per queste ragioni trovo che sia inverosimile che i contattati cerchino di fornire storie che possano adattarsi alle mie aspettative. Infine, ed è importante per me sottolinearlo in quanto medico, parlando ai contattati in un modo che accetta la veridicità emozionale dei loro racconti, non prendo la posizione secondo cui convalido alla lettera l'accadere di queste esperienze nella nostra realtà fisica; una buona norma clinica, specialmente nel caso di individui traumatizzati, deve seguire differenti direttive piuttosto che l'"oggettiva" indagine scientifica.

Tuttavia esiste la possibilità che i contattati stiano rispondendo ad aspettative o pressioni più sottili o nascoste. Non posso rigettare del tutto questa possibilità, ma ci sono fattori che portano argomenti contro ciò in quanto trattasi di un importante elemento deformante. La ricerca attuale delinea due aree di suggestionabilità che può, a colpo d'occhio, essere rivelante per il recupero dei racconti di abduction influenzati. La prima area ha a che fare con la suggestione da dopo-evento. Ricercatori della memoria hanno mostrato in laboratorio che le domande riguardo i dettagli di una diapositiva o di un film, apparentemente innocue ma che seguono una direzione, possono danneggiare significativamente la precisione delle risposte (Loftus 1993). Ma le esperienze di abduction si differiscono da quelle di laboratorio in quanto sono di prima mano, cariche emotivamente e di notevole importanza. Anzi, i ricercatori nel campo degli eventi di impatto hanno concluso che la memoria per questi eventi si conserva meglio rispetto agli stimoli audio visivi del laboratorio (Christianson 1992). Secondo, più una persona è coivolta in un evento, maggior è la probabilità che l'evento principale venga ricordato in modo accurato col passare del tempo (Yuille and Tollestrup 1992). Si è mostrato come l'emozione aiuti a conservare la memoria di un evento centrale, sebbene minimizzi la memoria di alcuni dettagli periferici (Reisberg and Heuer 1992). Di conseguenza, i livelli più bassi di accuratezza riscontrati nei laboratori di ricerca sulla memoria, non sono adatti per essere applicati direttamente alla ricerca nel campo delle abduction. Chiaramente, in ogni caso gli investigatori dovrebbero cercare di minimizzare l'uso di qualunque domanda che possa imprimere una direzione al discorso.

Le indagini per quanto concerne la suggestionabilità durante l'interrogatorio dimostrano chiaramente che, in situazioni di estrema pressione sociale, si possono creare false credenze riguardo azioni ed eventi (Gudjonsson 1991; Brown, in press). Le mie interazioni con i contattati non richiamano le condizioni sotto cui tali false credenze si sviluppano. Primo, il mio rapporto con tali persone non è chiuso né esclusivo. Gli individui mi contattano e mi vedono saltuariamente, con incontri settimanali, mensili, o annuali. Dopo una dichiarazione iniziale con un ascoltatore attento e disponibile, molti addotti sono riluttanti a continuare la discussione della propria esperienza, in quanto sentono necessariamente di dover distanziare loro stessi da questo materiale allo scopo di tirare avanti con la vita di tutti i giorni. Secondo, essi guadagnano poco o nessun valore sociale dal riportare le esperienze di abduction. Terzo, per generare queste esperienze non è necessario fare interrogatori ripetuti né focalizzare intensamente gli eventi del passato; il materiale riguardo le abduction si presenta abbastanza facilmente, spesso con il solo ausilio di un minimo rilassamento e lo spostamento dell'attenzione da un punto focale esterno.
In ultimo, coloro che raccontano le abduction non hanno motivo di credere nella 'verità' delle proprie esperienze. Spesso preferiscono convincersi di aver avuto una qualche specie di brutto sogno, e diventano facilmente angosciati appena in colloquio realizzano che non erano addormentati quando l'esperienza ebbe inizio. Oppure sperano che io trovi una qualche spiegazione psichiatrica per curarli di modo da poter fermare questi eventi. Non solo la scoperta della realtà delle esperienze di abduction "frantuma" decisamente il loro senso di realtà, ma questa comprensione significa che possono essere soggetti alle esperienze di disturbo anche in futuro.

Accettare la presenza di questi eventi straordinari all'interno della propria vita aiuta gli addotti a cavarsela con le ripercussioni negative di tali accadimenti. Tuttavia, anche dopo aver intensamente "rivissuto" le esperienze di abduction, di solito questi individui continuano a resistere dall'accettare la realtà di quello che ad un certo livello riportano. Catherine, ad esempio, che mi raccontò la storia descritta nel capitolo sette, si turbò quando di recente le diedi un report scientifico sui resoconti dei media riguardo gli avvistamenti UFO lungo la costa atlantica nord-est nel marzo del '91. Questi resoconti si riferivano ad un periodo di tempo in cui lei aveva avuto una tra le abduction più forti. Questa circostanziale convalida nel mondo fisico della sua esperienza, tagliò via alcune delle rimanenti negazioni verso i suoi vissuti, che le avevano consentito di rimanere produttiva in una cultura che rinnega pure questa realtà e tende a screditare coloro che riferiscono esperienze del genere.

- L'attendibilità della memoria

In alcuni casi, l'accusa chiaramente falsa verso genitori e altri adulti, da parte di individui che affermano di essere stati abusati sessualmente, ha condotto all'attuale controversia sull'accurattezza dei report di memorie precedentemente rimosse, specialmente come recuperato nel contesto della psicoterapia (Lindsay e Read 1994; Brown, in press). Non inaspettatamente, i report di abduction sono stati accusati di essere il risultato di memorie "false" o inaccurate.
Qui, di nuovo, la problematica del rispondere agli argomenti attinenti è complicata dal fatto che stiamo ancora dentro il processo secondo cui cerchiamo di apprendere cosa sia successo. In quale realtà sta accadendo questo fenomeno? Dato che non possiamo rispondere alla faccenda dell'accuratezza delle memorie di abduction con l'offerta di prove fisiche, la domanda appropriata dovrebbe essere: è successo qualcosa a questi individui e, nel caso, come decidere di cosa si è trattato?

In effetti ci sono delle prove valide secondo cui possiamo credere che qualcosa di straordinario sia accaduto ai contattati. Come citato sopra, la maggior parte della ricerca nel campo della memoria mostra che le memorie associate agli eventi di importanza significativa per le vite degli individui tendono ad essere molto più accurate rispetto a quelle che riguardano gli eventi marginali (Christianson 1992). In queste esperienze centrali, come detto precedentemente, l'emozione tende ad aiutare la memorizzazione degli eventi significativi per la propria storia, mentre minimizza la memoria degli eventi più periferici (Reisberg and Heuer 1992). Per aggiungere complessità a questo quadro, tuttavia, ci sono scoperte secondo cui le memorie traumatiche, o le esperienze che accadono sotto condizioni di forte stimolazione, possono essere immagazzinate in modo diverso nel sistema limbico del cervello rispetto agli eventi meno intensi (van der Kolk 1994; Ledoux 1993). In queste situazioni sembra che si possa codificare la memoria lungo canali sensomotori, olfattivi e visivi piuttosto che all'interno della struttura semantica della normale memoria. Questo può rendere le memorie traumatiche meno vulnerabili a quelle stesse tendenze di ricostruzione ma anche deformanti, che avvengono nell'usuale elaborazione della memoria (van der Kolk 1994; Corbisier 1994; Brown, in press). Tuttavia, al momento ciò è pura e semplice speculazione. Ci sono informazioni ancora difficili riguardo l'accuratezza del materiale sulla trasmutazione da memoria traumatica a memoria semantica. Questa è un'area che necessita ulterire ricerca.

Chiaramente, le esperienze di rapimento sono di importanza vitale per gli addotti, e delle volte, sebbene non sempre, ne vengono fuori assai traumatizzati. Effettivamente, chiunque sia stato accanto ad un addotto mentre questi recuperava informazioni sull'abduction è stato colpito dalla potenza emotiva e dall'intensità delle sensazioni corpore a cui l'individuo è sottoposto. A questi osservatori, incluso me stesso, risulta che è accaduto qualcosa di importante, anche se non possiamo sapere esattamente cosa sia successo o se ogni dettaglio riportato sia proprio esatto. In modo simile, commentando ai giudici il discusso impiego della ricerca in laboratorio sulla memoria, Scheflin rileva: "E' illogico concludere che per il fatto [con enfasi] che una memoria presenti falsi dettagli non ci sia stato alcun reale avvenimento, che questa falsa memoria descrive accuratamente" (Scheflin, in press).

Come spesso detto, non è stata ancora trovata un'esperienza di abduction tra quelle registrate che sotto indagine non si sia rivelata riflesso di qualche altro trauma od avvenimento, malgrado un grandissimo sforzo da parte degli investigatori di cercare qualche altra fonte per questi eventi. Nondimeno, i terapisti devono essere molto attenti a non convalidare alla lettera i fatti che i contattati riportano, aiutandoli a mantenere una mente aperta per ciò che riguarda quanto "accaduto" e nel contempo esplorando altre possibilità. Mi sembra chiaro che questa volta non abbiamo a che fare con memorie "false" o confuse. Tuttavia, dato che nella ricerca sulle abduction siamo così dipendenti dai ricordi dei soggetti, è di estrema importanza continuare a radunare i resoconti degli addotti da molti e differenti individui di modo che si possa stabilire chiaramente la coerenza, le differenze, e le altre caratteristiche di questi racconti.

- L'accuratezza dell'ipnosi

Nella valutazione dei resoconti sulle abduction si deve considerare la potenziale inaccuratezza delle memorie richiamate sotto ipnosi (Frankel 1993). Alcuni studi dimostrano che si può recuperare del materiale anche inaccurato con l'ipnosi (McConkey 1992; Scheflin and Shapiro 1989). Per questo motivo, i resoconti ottenuti con l'ausilio dell'ipnosi devono essere confrontati con quelli ottenuti tramite i ricordi coscienti e con le altre prove corroboranti. Tuttavia, è sbagliato ritenere che "dato che l'ipnosi può interferire con la memoria allora inevitabilmente deve farlo" (Scheflin, in press). Secondo la mia personale esperienza il materiale di abduction recuperato con l'iponosi eguaglia quello ottenuto tramite i resoconti elaborati in modo cosciente. E, sebbene la ricerca mostri che alcuni soggetti hanno una fiducia più grande in queste memorie richiamate sotto ipnosi, comprese quelle false, gli addotti con cui ho lavorato conservano, per la maggior parte, un atteggiamento scettico e inquisitore riguardo l'accuratezza dei fatti dei loro incontri - questo nonostante l'intensità delle emozioni che accompagnano le memorie evidenti da loro recuperate.
Inoltre, in alcuni dei miei casi (vedi ad es. Ed e Sheila al capitolo 3 e 4) sembrava brobabile che il materiale raccolto durante la regressione fosse più accurato rispetto a quello raccolto durante il colloquio faccia a faccia in quanto 1) l'informazione era meno condizionata da un eventuale tornaconto personale o meno compatibile con una visione positiva di se stessi, o, viceversa, creava più disturbo alla stima di se stessi, e, alcune volte, era perfino umiliante; 2) Il materiale raccolto durante la regressione era più credibile nel senso che era consistente con i racconti di altri addotti - mancava la spiegazione e la messa in ordine dei ricordi in conformità alla realtà convenzionale, cosa che tende ad accadere quando si fanno dei report coscienti; e 3) Sebbene il coinvolgimento delle emozioni non sia garanzia dell'accuratezza della memoria con o senza ipnosi, l'intensità dei sentimenti nella commozione e nell'espressione corporea che si manifesta durante le regressioni ipnotiche degli addotti è così potente che anche lo scettico più determinato ne sarebbe comunque colpito e si troverebbe in difficoltà nel concludere che non sia accaduto qualcosa di alquanto straordinario e sconvolgente per la nostra realtà.

E' difficile immaginare come la psiche possa generare un livello così intenso di emozione senza che ci sia stato un qualche tipo di esposizione ad una esperienza straordinaria, riflesso di quella emozione. Quel che più conta, potrebbe essere utile ripetere che gran parte del materiale che ha a che fare con le abduction è richiamato senza l'ausilio di stati alterati di coscienza, e che molti addotti sembrano alleggerirsi dell'intensità dei loro vissuti solo dopo anche un minimo esercizio di rilassamento, che assai a stento giustifica la parola "ipnosi". Gli esercizi di rilassamento sono utili per alleggerire il bisogno dell'addotto di far fronte alle esigenze sociali, per alleggerirlo da altri stimoli di conversazione faccia a faccia, e per alleviare le energie coinvolte nella repressione della memoria e delle emozioni. Nel caso del fenomeno abduction questo processo sembra completare le esperienze rievocate. Abbiamo bisogno che la ricerca vada avanti al fine di approfondire fino a che grado distorsioni significative accadono con l'ipnosi.

- Spiegazioni alternative

Penso che sia utile osservare che la richiesta più massiva di spiegazioni alternative tende a provenire da coloro che non hanno neppure poca familiarità con la ricca complessità dello stesso fenomeno abduction, o da coloro che sono talmente attaccati ad una certa visuale del mondo per i quali l'idea di una intelligenza o di esseri che possano visitarci dall'oltre terra è semplicemente impossibile, cosicché essi trovano inaccettabile l'ipotesi che tali esperienze possano di fatto accadere. Questi individui potrebbero credere nell'esistenza di un dio personale o di un essere supremo, però non trovano possibile la nozione che entità cosmiche come queste possano penetrare il nostro mondo fisico e mentale. Quello che alcuni di questi critici possono non realizzare è che gli addotti più volte rapiti sono già stati oggetto di approfondite analisi per i loro sintomi legati alle dette esperienze da parte di medici e di diversi professionisti nel campo della salute mentale, che hanno cercato una varietà di spiegazioni neurofisiologiche, psicologiche od emotive, delle volte con effetti frustranti e anche dannosi (vedi ad es. I casi di Scott, Sheila e Paul in questo libro).

Non è possibile riesaminare, nei limiti di questa indagine, tutte le spiegazioni alternative che sono state offerte per delucidare il fenomeno abduction. Queste si rifanno ad un insieme che va da diverse forme di psicopatologia ai disordini fisiologici, o alle risposte del cervello alle interpretazioni psicosociali e culturali. La maggior parte di queste spiegazioni ignora gli aspetti fondamentali del fenomeno, come il forte dubitare degli stessi addotti, la stretta associazione con gli UFO (qualcosa osservato indipendentemente, nella comunità dei contattati), i diversi risultati fisici (incluso il fatto che delle volte l'addotto risulta scomparso), o il verificarsi del fenomeno su bambini piccoli. Poiché se vogliamo prendere sul serio una teoria è necessario che, almeno potenzialmente, si tenga conto dell'intera complessa gamma dei fenomeni associati alle esperienze di abduction.

Esami psichiatrici e numerosi test psicologici non sono riusciti a trovare forme di malattie mentali che possano spiegare, plausibilmente, il fenomeno abduction (Mack 1995; Bloecher, Clamar, and Hopkins 1985; Parnell and Sprinkle 1990; Rodeghier, Goodpastor, and Blatterbauer 1991; Zimmer 1984; Spanos, Cross, Dickson, and DeBreuil 1993). Qualcuno ha suggerito che potremmo aver a che fare con una sorta di spostamento da un altro tipo di trauma, in particolar modo quello dovuto agli abusi sessuali (Klass 1988). E' vero che gli addotti mostrano decisamente alcuni dei sintomi che sono associati agli stati post traumatici, ma questi sintomi sembrano essere il risultato, e non la causa, di ciò a cui gli addotti vengono sottoposti. Inoltre, all'interno della complessa narrazione di queste esperienze c'è assai ben di più che un trauma umano di per sé. Ad esempio, ci sono dettagli consistenti con il passaggio avanti e indietro da un aereomobile, la descrizione accurata di esseri alieni e le intricate relazioni con essi, le molte osservazioni ed attività non traumatiche che accadono all'interno del veicolo, e le informazioni elaborate concernenti l'ecologia terrestre ed altri argomenti psicospirituali, che sono, nella mia esperienza, una dimensione frequente, se non regolare, del fenomeno abduction. Non ho mai incontrato niente di simile a questo nei pazienti che conosco, che sono stati traumatizzati dagli esseri umani, o in quelli psicotici che soffrono di delusioni.

Alcuni addotti hanno di fatto vissuto storie di abusi sessuali e altri traumi. Un indagatore ha perfino trovato una incidenza di abusi sessuali superiore alla norma tra gli individui che riferiscono di incontri con UFO (Ring 1992). Se l'abduction agisse come effettiva memoria schermo, ci si aspetterebbe che la prevalenza degli abusi sessuali fosse bassa, e non alta. Inoltre, quando sottoposti accuratamente a colloquio, gli addotti sembrano in grado di distinguere i residui delle loro esperienze di abduction da altri tipi di trauma a cui possono essere stati sottoposti. Bisogna ripetere che ancora non è stato rilevato nessun caso in cui il resoconto dell'abduction mascherasse un altro tipo di esperienza traumatica. Il viceversa è stato tuttavia riscontrato più volte, anche in un mio caso -- cioè si è scoperto che un paziente che lamentava possibili abusi sessuali o traumi del genere in realtà aveva avuto una storia di esperienza di contatto con alieni, cosa che emerse perfino quando fu seguito da un terapista non pratico del fenomeno e il quale certamente non si aspettava che affiorasse una storia di abduction. Altri hanno suggerito che l'esperienza di abduction possa essere la rielaborazione di un immaginario connesso con il trauma della nascita. Lawson (1984) e il suo collega McCall trovarono che, in un piccolo campione di non-addotti, l'immaginario per delle abduction immaginate era connesso con aspetti della storia delle loro nascite, ma questo non si è ancora ripetuto con gli individui che riferiscono di essere stati addotti. Certamente, è necessario indagare ulteriormente la relazione tra il fenomeno abduction e le altre forme di trauma.

Altri spiegano il fenomeno abduction sulla base della nozione che gli addotti abbiano tratti della personalità tipo la propensione alla fantasia, all'essere ipnotizzati, o una forte tendenza alla dissociazione che li predispone a queste esperienze. E' noto che individui altamente ipnotizzabili hanno la capacità di generare immagini ricche e fantasioei che competono per intensità con gli eventi reali (Wickramaseka 1986). Studi effettuati da Rodeghier e altri (1991) e da Spanos (1993) hanno mostrato che gli addotti non sarebbero né più ipnotizzabili né più inclini alla fantasia del resto della popolazione, sebbene rimanga da replicare questi risultati. L'abduction può essere messa in relazione con la dissociazione, una tendenza a rimuovere alcuni elementi dell'ego che possono disturbare i contenuti della mente, allo scopo di conservare la stabilità e il funzionamento della psiche (Jacobsen 1995; Powers 1994). Ma come già discusso in questo libro, la dissociazione è un meccanismo che serve a tirare avanti; una decisa tendenza alla dissociazione ci dice di per sé niente circa la sorgente dello stress che ha dato origine a tale modalità di adattamento.

Alcune spiegazioni neurofisiologiche includono la paralisi del sonno e l'epilessia del lobo temporale (Spanos et al. 1993; Persinger 1992; Blackmore 1994), ma i ricercatori che esplorano queste possibilità o hanno fallito nel trovare una tale paologia tra gli addotti o hanno scelto di passare sopra ad importanti aspetti del fenomeno. Ad esempio, molte esperienze di abduction accadono sotto condizioni che sembrano non associate con il sonno. Secondo, le esperienze di abduction sono spesso corroborate da avvistamenti indipendenti di UFO o da prove fisiche. Terzo, le spiegazioni neurofisiologiche non considerano l'iperscuotimeno e l'ansietà scatenata da certi eventi o immagini simbolicamente collegate all'abduction. Integrando la specifica esperienza traumatica connessa con l'abduction, a volte queste reazioni si risolvono, come pronosticato da teorie sul disordine da stress post traumatico.
Alcuni sostengono che nei casi di alien abduction stiamo avendo a che fare con una sorta di psicosi, isterismo o allucinazione di massa (Sagan 1993). Ma le abduction non assomigliano ai fenomeni di massa (Hall 1995). Gli addotti, almeno prima di essere posti in contatto con gli altri contattati nel proposito di dar loro sostegno, generalmente sono individui che sono stati isolati dalle persone che hanno avuto esperienze simili. Molti dei dettagli da essi riferiti non sono noti nella loro cultura o, almeno fino a poco tempo fa, non sono riportati dai mass media. Sebbene non si possa provare che nessuno di questi elementi sia stato apportato dai mass media, nel complesso gli addotti evitano i resoconti sulle abduction dei media e ne sono unicamente angosciati. La mia impressione è che il traffico sia più intenso viceversa cioè che le storie di abduction, basate su casi clinici effettivi, seguono la propria direzione contro il lavoro dei produttori dei media, affamati di questo materiale. Siamo in attesa che venga intrapresa un'attenta indagine sulla complessa relazione tra i mass media elettronici e di stampa, e l'evoluzione del fenomeno abduction.

Infine, una profonda elaborazione psicologica e junghiana dell'abduction potrebbe essere terreno fertile per ulteriori spiegazioni, specialmente da quando Carl Jung fece da pioniere per l'esplorazione di questo campo (Shubow 1994). Di fatto, nei loro report gli addotti possono trasmettere materiale carico di sottintesi verso gli archetipi di Tung (ndr: errore di stampa o meno per 'Jung'?) sulla nascita, la morte, le forze cosmiche, che sono congiunte con la fonte della creazione etc. Credo che questo materiale sia importante nella misura in cui riflette il profondo impatto psicologico, la prospettiva e il senso delle abduction. Ho preso in considerazione una tale interpretazione junghiana, tuttavia una radicale applicazione come questa, relativamente alla nozione di jung sugli archetipi, introdurrebbe inevitabilmente un'abbondanza di nuove domande filosofiche e scientifiche, senza la possibilità di rendere loro giustizia. A meno che non siamo intenzionati a considerare l'intero universo nelle sue dimensioni psicospirituali e fisiche come bensì la rappresentazione della coscienza, ci troveremmo in difficoltà nello spiegare, in questi termini puramente profondi e psicologici, gli UFO e tutti gli elementi fisici associati al fenomeno abduction. In aggiunta, per essere veramente d'aiuto, occorrerebbe che un approccio junghiano tratti la ricca complessità, la dettagliata consistenza della narrativa, e le specifiche forme contemporanee del fenomeno UFO e delle esperienze di abduction.

RIEPILOGO

In breve, la posizione a cui sono giunto dopo molte centinaia di ore di lavoro con gli addotti è che abbiamo a che fare con un mistero profondo che potenzialmente presenta vaste implicazioni per il mondo attuale. Malgrado non abbia ancora nessuna base sulla quale concludere che niente altro eccetto quanto riportato dagli addotti stia accadendo, di fatto è loro accaduto. I dati concernenti le abduction, che in assenza di prove fisiche più robuste sono le informazioni più importanti di cui disponiamo, suggeriscono che gli addotti sono stati visitati da una sorta di intelligenza "aliena" che li ha travolti fisicamente e psicologicamente. In effetti, questa conclusione si accorda strettamente con i dati che io ed altri studiosi delle abduction abbiamo raccolto, cioè se il fenomemo non violasse il nostro punto di vista scientifico e il controllo implicito del nostro ambiente di vita che ne deriverebbe, dubito che resisteremmo così vigorosamente a questa possibilità.

E' impossibile non osservare che il fenomeno delle alien abduction sta accadendo nel contesto di una crisi ecologica planetaria che sta raggiungendo proporzioni critiche, e tali informazioni su questa situazione sono spesso comunicate in modo energico agli addotti dagli esseri alieni. Come parte del nostro intento di esaminare se il fenomeno abduction, come suggerito, sia principalmente un fenomeno occidentale, il mio collega Dominique Callimanopulos ed io abbiamo indagato sulle alien abduction in altre nazioni e tra le popolazioni indigene americane.

Nel novembre del 1994 abbiamo colloquiato con un certo Creto Mutwa, un uomo di medicina Zulu del Sud Africa, che descrisse le tipiche esperienze di abduction, e abbiamo parlato anche con molti bambini di una scuola fuori Harare, la capitale dello Zimbawe, i quali riferirono di aver avvistato diversi UFO in pieno giorno durante una pausa scolastica, e due esseri alieni che stavano appena al di fuori del perimetro dell'istituto scolastico. Mr Mutwa, che all'epoca del colloquio aveva 73 anni, ad esempio ricordava vividamente un'esperienza terrificante che ebbe all'eta di 37 anni. Mentre lavorava ad una miniera nella boscaglia, fu improvvisamente trasportato in una zona chiusa da pareti ricurve e si trovò steso su di un tavolino con esseri alieni la cui descrizione richiama quella dei piccoli "grigi", nota nella nostra nazione. Fu quindi soggetto a quei tipi di esperienze umilianti descritte nel presente libro. Nel febbraio del '94 un contadino brasiliano ci riferì con intensa emozione un simile incontro con piccoli esseri grigi.

Sia Mr. Mutwa che i bambini erano assai angosciati per le loro esperienze. Ma essi riferirono anche spontaneamente che ricevettero informazioni rilevanti dagli esseri alieni, specialmentre attraverso i loro vasti occhi neri, riguardo il fallimento della nostra specie nell'essersi presa cura della terra. Quest'informazione non richiesta è piuttosto consistente con quello che sto imparando dalle esperienze americane. Un addotto geologo recentemente interrogato mi scrisse che i suoi vissuti di abduction gli avevano insegnato che "siamo una specie che se la dà a gambe, risoluti verso l'auto-distruzione, in quanto (collettivamente) non siamo disposti all'autocontrollo per arrestare la nostra crescita e pianificare il futuro con accortezza e propositi più elevati" (Bruce Cornet, lettera all'autore, Dicembre 1994).

Le interpretazioni e le conclusioni di questo libro sono delle ipotesi formulate per invitare altri ad unirsi con me nell'esplorazione di questo importante mistero. Le alien abduction sono un terreno nuovo, e merita un'indagine ampia, sistematica e multi-disciplinare. E' mia speranza che questo libro, se non un altro, incoraggi almeno qualcuno fra gli scettici che hanno criticato i miei metodi e le mie ipotesi ad immergersi nelle informazioni principali di questo campo, letteralmente nelle esperienze di coloro che sono passati attraverso il fenomeno delle abduction e a tirar giù le loro conclusioni su cosa sta accadendo qui, e cosa può significare per il futuro umano.

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