13 giugno 2008

All'università del Wyoming un corso per comunicare con gli ALIENI



NEW YORK  - Se domani gli uomini scoprissero una civiltà aliena, sarebbero in grado di comunicare? L’università del Wyoming sta cercando una strada per prepararci a questo improbabile avvenimento, e ha inaugurato un corso di «Composizione di messaggi interstellari». 

Gli studenti esplorano vari mezzi di comunicazione, incluso i suoni, gli odori, la matematica. A loro viene chiesto non solo di trovare il modo di spiegare agli abitanti di un altro pianeta che cosa sia la civiltà dell’uomo, ma anche di porre loro una serie di domande che ci aiutino a capirli a nostra volta. All’inizio del corso, i ragazzi devono descrivere l’umanità senza superare un tetto di 250 parole, poi ne vengono loro concesse 50, infine 10. Un ragazzo ha così riassunto l’umanità: «Noi siamo una specie adolescente in cerca della sua identità». Un altro è stato molto più elementare: «Due braccia, due gambe, una testa, un torso, siamo simmetrici». Quanto alle domande che propongono di porre agli alieni, queste sono le prescelte nell’anno accademico che si sta concludendo: 

1) Se provate paura, di cosa avete paura? 
2) Qual è lo scopo ultimo della vostra specie?
3) Come possiamo prolungare l’esistenza della nostra civiltà?
4) Che cosa vi fa provare felicità?
5) Cosa dovremmo sapere? 

L’università lavora in collaborazione con l'agenzia spaziale Nasa e con il Seti, l’Istituto per la "Ricerca di Intelligenze Extraterrestri" che dal 1984 si dedica a studiare l'origine e la natura dell'universo. Alla fine del corso, le soluzioni offerte dagli studenti vengono prese in esame dalle due associazioni, e un giorno potrebbero essere utilizzate a bordo di astronavi o per lanciare segnali nello spazio.

L’idea di cercare un modo per comunicare con eventuali altre forme di vita nel resto dell’universo non è certo una novità. Nel 1977, la Nasa caricò a bordo delle sonde interplanetarie Voyager 1 e Voyager 2 un disco di rame con incisi suoni, calcoli matematici, immagini. Le due Voyager hanno lasciato il sistema solare da vari anni e viaggiano nello spazio profondo. Forse fra centinaia, o migliaia di anni, verranno raccattate da qualcuno. Ma secondo il professor Douglas Vakoch, del Seti, nei dischi che le sonde portano a bordo si è compiuto l’errore di descrivere solo i lati positivi dell’umanità: «Su Voyager non compaiono informazioni sulla povertà e la guerra. E’ sbagliato. L’umanità è composta anche di quello».

Il corso dell’Università del Wyoming non è che l’ultimo esempio di un rinnovato interesse per lo spazio e i suoi possibili abitanti. Il numero di coloro che non escludono l’ipotesi di altre forme di vita sembra infatti aumentare. Solo qualche giorno fa gli astronauti Mike Foreman, Dominic Gorie e Gregory Johnson, tutti veterani della Nasa con varie missioni nello spazio al loro attivo, hanno espresso la convinzione che «l’uomo troverà qualcosa». Due giorni fa anche l’astronomo-sacerdote Josè Gabriel Funes, direttore della Specola Vaticana, ha detto in un’intervista all’Osservatore Romano che «come esiste una molteplicità di creature sulla terra, così potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio». 

La Nasa spera in effetti di trovare qualcosa, ma non simile all’uomo, nei mesi a venire, dopo che la sonda Phoenix atterrerà su Marte il 25 maggio e comincerà la sua ricerca di forme di vita elementari. Gli appassionati di questo tema potranno inoltre fantasticare un po’ il 25 luglio, quando arriverà sugli schermi il nuovo film della serie X Files, "I want to believe". Chi cerca conferme (o smentite) può scegliere anche di controllare i documenti segreti rilasciati dal governo britannico pochi giorni fa circa gli avvistamenti di Ufo dal 1950 al 2007. Le prime mille pagine di documenti si trovano nel sito degli archivi governativi, e presentano esempi davvero curiosi (controllori di volo che leggono sui radar misteriosi oggetti che volano a velocità spettacolari,) insieme a imbarazzanti banalità (aerei in fase di atterraggio, scambiati per velivoli extraterrestri). Infine, chi vorrà scambiare con altri interlocutori le proprie convinzioni sull’esistenza o meno di extraterrestri potrà presto utilizzare il canale di socializzazione on-line che il regista Steven Spielberg sta preparando in collaborazione con Terry Semel, già presidente della Warner Brothers e di Yahoo.

Intanto gli studenti della Università del Wyoming continueranno il loro lavoro alla ricerca di un linguaggio universale. Il professor Jeffrey Lockwood, che insegna il corso, unisce una formazione scientifica a una specializzazione filosofica: «Alcuni insetti - ha detto al quotidiano Christian Science Monitor - possono vedere lo spettro ultravioletto, e non possono vedere la luce rossa. Altri sono molto sensibili agli odori, mentre noi appena li avvertiamo. Il loro mondo non è il nostro mondo, e in un certo senso mi hanno allenato a pensare e capire in un modo radicalmente diverso da quello degli uomini».

Nessun commento: